Spesso non ci rendiamo conto di quanto le nostre malelingue possano influenzare gli altri.
Rosso Malpelo era cattivo perchè tutti, con quei capelli rossi, si aspettavano che lo fosse e Ecca era una troia alcolista perchè tutti pensavano che lo fosse.
Rosso Malpelo esiste in letteratura, Ecca esiste nel libro delle memorie Brussellesi che mi porterò dietro. Che per quanto l'adolescenza sia lunga, non si può provare tutto e avere anche la decenza di sopravvivere, quindi certe esperienze bisogna accontentarsi di viverle sulla pelle degli altri.
Ecca conosceva tutti qui a Brux. Quando qualche nuovo stagiaire arrivava, i vecchi saggi gli consigliavano di andare a trovare Ecca, che lo avrebbe messo sulla giusta strada, fornito le giuste connessioni, le giuste amicizie e tutto il resto, al fine di integrarlo nella "EU bubble".
Ecca conosceva tutti e amava la gente, tutta, a parte i loro difetti: "Questo è fatto così e cosà, non che sia cattivo eh, ma bisogna conoscerlo", "di quest'altra invece non fidarti, le sono amica ma è una vacca egoista, è brava eh, ma non fidarti", "piccola e indifesa martacci, stai lontano da quello lì, che io e lui stiamo tutto il giorno assieme e gli voglio molto bene, ma è uno che le ragazze le vuole solo come accessorio da letto".
E io imparavo. Di questo mi fido, di quello no, questo è buono come amico, questo come fidanzato, questo come lavoro etc.
Io e Ecca eravamo spesso assieme e mi palava di suo papà, di quanto fosse fantastico, rispettato, ricco e famoso. Una vera celebrità locale. Mi diceva che ogni estate andavano in vacanza assieme su una barca a vela gigante con un certo numero di cabine e servitori di vario tipo. E voleva che andassi anche io.
Poi mi raccontava della sua vita, amori, avventure, studi e aborti. Due, questi ultimi. E di come nessuno della sua famiglia ne sapesse niente perchè suo padre era troppo orgoglioso di lei e non voleva dargli un dolore.
Con il tempo e i bicchieri della staffa al bar armeno, le confidenze cominciarono a diventare più terribili e discordanti. e io smisi di darci peso. Ogni nuova confidenza la prendevo con un "pinch of salt".
Ecca amava la gente, in generale, e gli uomini, in particolare. Specialmente quelli un pochino più vecchi e di successo, oppure quelli giovani, ambiziosi e arroganti. Arroganti, soprattutto.
I suoi fidanzati erano più che altro amanti. Lei, diceva, non era ancora pronta al matrimonio o alla storia seria, o forse erano gli uomini che non erano pronti a lei
In ogni caso, lei viveva le sue storie con un certo orgoglio e distacco. Con un certo "amore universale" che la rendeva amante per molti e amica di pochi. Molto pochi. Tre, per la precisione. Una dei tre, ero io.
Ecca era imbranata. Soprattutto quando aveva le mestruazioni. Una volta cadeva e si rompeva una costola, quella dopo si apriva un dito in due, quella dopo ancora si faceva male a un piede e molto altro.
Credevo che la vita di Ecca, sempre in the spotlight of the EU Bubble e allo stesso tempo con pochissime persone che si curavano veramente di lei, fosse frutto di una scelta. E io con le scelte degli altri non interferisco. Non son o brava a dire alla gente quello che deve o non deve fare, e se lei aveva deciso di vivere così, così sarebbe stato.
Ecca era anche una gran bevitrice e tante volte l'ho portata a casa non troppo sicura che non si frantumasse da qualche parte in casa propria.
Dopo qualche mese di mutue frequentazioni ho scoperto una cosa potentissima, qui a BXL: il rumor e il gossip. Mentre il gossip e trattato da tutti come tale (cose vere e non messe insieme al solo scopo di far apparire bene o male una certa persona), i rumors sono pericolosissimi.
I rumors sono un venticello, proprio come la calunnia di rossini: non si sa chi li mette in giro e ti si appiccicano addosso come l'afa di agosto (a Bologna, eh, mica qui!).
I rumors cominciano con "si dice che...." e dopo qualche mese di frequentazioni di Ecca, ho cominciato a sentire dire cose del tipo: "se vuoi una scopata facile, offri a Ecca un paio di birre e non ti preoccupare...". Si diceva anche non lavorasse molto e che avesse ottenuto l'impiego andando a letto il suo capo. Si diceva che bevesse troppo, che raccontasse balle e che di lei non ci si potesse fidare.
Io non aprivo bocca per combattere questi rumors, perchè pensavo che anche se veri, quei rumor dipingevano una persona che per un qualche motivo io rispettavo. E amavo. E sinceramente non sapevo che dire. Era vero che gli uomini nel suo letto erano numerosi, vero che beveva, vero che la sua incondizionata ammirazione per il suo capo faceva sorgere domande, vero che le storie che raccontava variavano a seconda del numero di bicchieri di vino, ma a mei lei piaceva.
Dopo l'estate, io mi trovai un fidanzato, che mi esplose il cervello e il cuore più di un kalashnikov. Persi cognizione dello spazio, del tempo e, colpevolmente, degli amici.
Quando la rividi era incinta. E ubriaca. E non sapeva chi fosse il padre. E non poteva nemmeno mentire, che non aveva idea di che colore potesse uscire. Urgeva un aborto, ma la scoperta era avvenuta un pochino tardi. E non si sapeva che fare.
Quando me lo disse, non sapevo come reagire.
"Come probabilmente hai notato, sono incinta."
"Congratulazioni?"
"Non proprio"
"Ok, Che si fa?"
"Non so, è un po' tardi."
"Il padre lo sa?"
"Non so chi sia il padre"
"Ok"
"um."
Improvvisamente per la EU Bubble era un giocattolo rotto. Ecca la facile (per gli altri), la donna forte che sapeva quello che voleva nonostante le voci degli altri (per me), era crollata.
E io cominciavo a chiedermi quanto lei avesse fatto il rumor, e quanto il rumor avesse fatto lei.
In quattro mesi non la vidi mai sobria. In quattro mesi non riuscii mai ad avere una spiegazione univoca di quello che stesse succedendo. La gravidanza divenne extrauterina e quindi sarebbe stata interrotta. E lei sarebbe andata da sola. Che la sua immagine di donna seria e morigerata nella sua casa alto borghese inglese non doveva essere intaccata, mentre sperava che a BXL nessuno avesse notato niente.
Quando tornò dalla sua gita abortiva inglese, stava peggio di prima. Aveva dovuto dare alla luce il feto. Ed era stato terribile, mi urlava in mezzo al parco ubriaca: "Martacci, dimmi che ho fatto la cosa giusta!" Io non capivo più niente e non sapevo come aiutarla.
I rumors sulla sua relazione con il capo si facevano più insistenti e la moglie del capo si installò in ufficio. Lei, nelle sue continue ubriacature, mi giurava che non era vero, che sarebbe potuto accadere, ma che non aveva lasciato che fosse.
Lei stava perdendo il senso della realtà e di quali fossero state sue scelte e quali invece reazioni alle aspettative nei suoi confronti.
I rumors erano fuori controllo e lei una stella caduta.
Un giorno mi disse che non ne poteva più delle voci sul suo conto. Che non sapeva più se corrispondessero o no alla realtà. Chi fosse lei, cosa facesse, se fosse o no ancora incinta, chi fosse amico e chi no, che tenesse a lei e chi no, se fosse attraente o no. Niente, non si capiva più niente e non ci capiva più niente.
"Me ne vado" disse un giorno "vado a stare su un'isola."
E non la vidi più.
Oggi ho visto l'imbocco del cammino che lei ha preso. E non l'ho preso.
Lezioni:
1- BXL può essere crudele
2- Le bruciature sulla pelle degli altri, a volte, risparmiano la tua.
3- I rumors vanno amministrati con moltissima cura
Ora che vi ho depressi tutti, vado a nanna.