confini immaginari

...tanto la riservatezza non è mai stata il mio forte...
lunedì, 14 luglio 2008

Post gayo!

Sono qui per parlare di gayezza e del mio week-end gayssimo.

Prima che al parente incauto venga un coccolone, ci tengo a precisare che sono e rimango straight come un fuso, ma ho acquistato nel corso di questo week-end un nuovo titolo: fag hag.

Ecco. Le fag hag sono le amiche dei gay. Sono le Grace di Will, le Carrie di Stanford, la Julia Roberts di Rupert Everet e potrei andare avanti perchè, pare, per ogni gay c'è una fag hag. Wikipedia insegna che fag hag non nasce proprio come un complimento e anche Giacobbe nei suoi libri sulla psicologia (prevalentemente femminile) dice - e vado a ricordi che non ho il libro con me - che le fag hag sono donne che vogliono godere della compagnia di un uomo senza correre rischi, senza mettersi in discussione, senza la paura del rifiuto, quindi, insomma, delle codarde che vogliono il testosterone annacquato alla camomilla. Sono donne single o in relazioni stabili, dice wikipedia, e godono della companionship senza il rischio dell'attrazione sessuale.
Ecco. Io che nelle mie amicizie maschili mi sono sempre trovata a cantare all'amico di turno "la regola dell'amico" degli 883, un po' condivido. Giusto: me la godo, me la scialo, mi diverto, condivido, confido, scambio le figurine degli omini e non corro rischi. Nemmeno uno. Che bellezza, che libertà, che goduria infinita! Niente fraintendimenti. Un po' come una relazione di solo sesso, di quelle senza coinvolgimenti (e qui parlo per sentito dire), però il contrario. Nessuna attrazione.

Sono stata (e sono sebben lontana) la fag hag del mio orsino preferito GNP bello come il sole e lo sono ora di un gruppetto di gay trendinetti telefilmici e del mio bel RupertFrancoRumeno, in particolare. Belli che sono, anche questi ultimi, belli davvero! Col capello scolpito, il guardaroba troppo fico senza sconfinare nel "fescionismaiprofescion" che non sopporto, atletici, abbronzati anche a Bruxelles, con i loro bei polsi snodati d'ordinanza, gli urletti e i saltini, ma solo quando bazzicano per la strada del peccato (direbbero i preti, sebbene vi sia una tappa del cammino di compostela proprio nel mezzo del quartiere!): rue du Marché-au-Charbon.

Ecco, sabato sono stata invitata e io sono andata. Trucco alla Amy Winehouse, maglietta a strisce colorate e jeans da comesonoggiovane oggi, mi sono immersa nell'ingorgo di uomini della strada del carbone. Esperienza paragonabile solo a girellare per un negozio della lindt ed essere allergici al cioccolato.

Finalemente ho scoperto dove sono gli omini single che piacciono a me. Sono lì. Gay like Christmas, Gay like a tree of screeming monkeys. Li'. A sorseggiare il loro drink all'aperto, in mezzo alla strada, come dal Mille. Percentuale di estrogeno nell'aria: 0.000001%. Io. E basta. E vabbè, mi son detta, godiamoci la vista e non pensiamoci più, che come mi ha detto amicogaycarabiniere, gli etero sono una specie in via d'estinzione. Anche noi siamo in difficoltà, mi spiegano, prima eravamo solo noi a vestirci così, ora sono tutti metrosexual e noi non ci distinguiamo più e anche loro non sono più tanto sicuri. Ecco, già sapevo che la ratio uomini-donne a Bruxelles era 1-7, se aggiungiamo che di questi dieci uomini ogni settanta donne probabilmente 5 sono gay, 3 incerti e 2 sfigati, capiamo bene che tanto vale che me ne vada tutti i sabati alla via del carbone, che almeno mi rifaccio gli occhi!

Io e RupertFrancoRumeno siamo la novità della serata e veniamo coperti di attenzioni, poi scopro due connazionali e ci mettiamo a disquisire sulla pulizia e sui traumi infantili delle pattine (che, grazie mamma, non mi hai mai inflitto!) e di come, altro che spaghetti e mandolino, noi italiani ci distinguiamo per la pulizia! BassettoCessettoIrlandeseTenerellimo è d'accordo e aggiunge che vivere con un italiano è uno stress: che senso ha pulire se poi si sporca di nuovo?!? E poi rifare il letto fa proliferare i germi, che li intrappoli sotto le coperte invece che farli vagare liberi verso l'ignoto. Come si vede la conversazione era aulica e impegnata e io ci sono andata a nozze che sugli irlandesi zozzoni avevo aneddoti da farci i saldi!

Cosa molto molto importante è che ho scoperto che è proprio l'accento che mi fa sbarellare! Nient'altro. Datemi un coso qualsiasi, di qualsiasi fattezza, di qualsiasi orientamento sessuale, di qualsiasi cervello e mettetegli in bocca un accento irlandese: io penderò ipnotizzata dalle sue labbra. Sarà immediatamente il mio preferito, mi interrogherò se per caso non è lui l'uomo della mia vita e sospirerò con le stelline dell'amore stampate negli occhi. Svelato l'arcano.

Dal Mille della via del carbone, ci siamo spostati alla vera meta del nostro gaio pellegrinare: chez maman. Club gay con spettacoli di travestiti con severissima selezione all'ingresso. Si deve suonare per entrare e sembra di entrare a casa di qualcuno. Invece si entra di una stanza di 40 metri quadri con una scala che dal piano di sopra conduce al bancone del bar. Dietro al bancone solerti camerieri/e androgini e bellissimi (qualsiasi cosa abbiano dentro i pantaloni) e maledetti, sopra il bancone travestiti belli e brutti, ma tutti MOLTO bravi e divertenti che si sono esibiti interpretando le icone gay del momento: l'immortale madonna, britney, amy winehouse e tante altre.

La musica era FAN-TA-STI-CA e dopo aver preso le misure con l'ambiente mi sono fatta piazzare sul gradino attaccato al muro e ho dato il meglio di me! Che ibiniz.., izinib.....inibizione non sapevo nemmeno più come si scrivesse. Come mi piace ballare!! Come mi piace ballare fregandome che ad agitarlo così, il mio culone diventa un'arma impropria!! Come mi piace ballare con tutti questi omini bellizzimi senza timore alcuno....come mi piace!!! Come mi è piaciuto bermi una corona, come alle superiori ....insomma, ecco qui la lista dei più:

- Il momento più carinissimo: quando sono andata in bagno, uno per tutti, e l'omino che usciva mi dice "Ups, scusa, non ho abbassato la tavoletta" e torna indietro ad abbassarla. Carino lui...
- La cosa più difficile: tirarmi su e giù i pantaloni, che con tutto quel ballare, li avevo appiccicati alle gambe, che neanche li avessi messi in lavatrice e indossati senza asciugarli. Impossibilissimo.
- La canzone più bellissima: I don't feel like dancing. Passata due volte che lì quando dicono bis, il bis glielo servono immediatamente. La caricatura di britney che ubriaca finisce giù dal bancone piace? Bis! La nostra Britney non si fa pregare e rincomincia da capo. e I don't feel like dancing ballata e saltata attaccata al mio RupertFracoRumeno me la sono proprio goduta.
- La coppia più bella: SweedishKen e BelBrasiliano. Che belli che sono. Che figli bellissimi che ne uscirebb.........ops, peccato! Con gli occhi azzurro mare di Ken e la pelle scura del BelBrasiliano...che bellini!
- La meraviglia più grande: la mia nell'osservare gli omettini incantati dalle donnone sul bancone. Incantati, rapiti, attoniti. Belli come il sole. C'era uno che l'ho visto sul bus: maglietta nerd, bellezza trascurata ma pur sempre bello, fare scostante, sguardo misterioso. Ne ero già invaghita, che era la fotocopia dell'ultimo fidanzato. Ed eccolo lì, col naso in aria a farsi mesmerizzare dalle zeppe, le parrucche e le ciglia finte. Che meraviglia!
- L'atmosfera più bella: quella che mi circondava. Tutta. Tutti a divertirsi, a ballare ad abbracciarsi a baciarsi. E poi io. Che RupertFrancoRumeno mi ha spiegato che a loro le donne non piacciono, ma ne sono affascinati. E quindi ecco, il tipino col baschetto che mi saluta dalla parte opposta della sala e mi fa un bel pollicione di approvazione. Il tizio pelato che mi dice "beutiful!" dandomi il cinque, il BassettoCessettoIrlandeseTenerellimo che balla con me e mi guarda come un completo di Armani....che bello! Che poi il giorno dopo ho raccontato tutto ad amicoeterod. e ha concluso "beh, non c'è molto di cui essere fieri, significa che assomigli ad un uomo!" e invece, caro il mio amicoeterod., non hai capito proprio niente!

Insomma, una serata ME-MO-RA-BI-LE. Hanno riportato me e RupertFrancoRumeno a casa alle 5 del mattino e ci siamo fatti ancora una bella chiacchierata piena di cavolate, insieme alla coinqui che si è invaghita di due italiani ed era tutta frizzantina come lo spumante buono.

Il sole è sorto che dovevo ancora farmi la doccia. Alle 7:30 sono andata a letto che pensavo ancora a chez maman e a tutti i suoi personaggi e me la ridevo soddisfatta.

DA RIFARE ASSOLUTAMENTE.
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categorie: bruxelles, donne-du-du-du, la mia tribu, nuovi ruoli
mercoledì, 07 maggio 2008

Lessons learnt and best practices

vanno molto di moda.

Ad ogni conferenza, ad ogni pranzo di lavoro, per ogni settore di ricerca c'è sempre uno che si occupa di questo, cioè di guardarsi indietro e capire cosa si è imparato e di vedere quello che fanno gli altri per copiare il meglio.

Bene, con due relazioni da 5 anni alle spalle più le varie ed eventuali (più o meno importanti) nel tempo libero, ho orgogliosamente scoperto di essere annoverata tra le più grandi esperte mondiali di lessons learnt and best practices (LL&BP)in campo di fidanzati. Grazie alla mia decennale esperienza, posso dire sena timori (provato dal fatto che io sia e sia destinata ad essere irrimediabilmente single), che la pratica del LL&BP è estremamente sopravvalutata in termini di problem-solving and relations-management.

In sostanza, da buttare nel cesso.

Lessons learnt = BAGGAGE

Quando ci lasciamo cerchiamo  di dare un senso al perchè non abbia funzionato. Dopo lunghe chiacchierate con noi stesse (e con le amiche) arriviamo sempre a due conclusioni alternative e complementari:

A) E' uno stronzo ('vero vero, stronzissimo, bastardo, come tutti gli uomini!')
B) E' tutta colpa mia che x e poi y e poi anche z ('manno cosa dici, è lui che è uno stronzo, immaturo etc!)

In entrambi i casi, nel segreto dei nostri cuscini strizzati,straziati, lanciati, affogati nelle lacrime, mettiamo in moto i neuroni al fine di arrivare a conclusioni più costruttive e eliminare l'impressione che sia stato solo tempo sprecato. E quando si deve dare un senso a cinque anni, l'energia cerebrale richiesta è tanta, le allucinazioni molte, le conclusioni insane. Quindi si cerca imparare dall'accaduto, affinchè non accada più.

Personalmente ho concluso che:

Relazione numero 1

- criticare in modo costruttivo abitudini deprecabili del partner viene percepito sempre e comunque come una rottura di palle. La percezione diventa spesso realtà, che a rompere le palle, io , ci prendo gusto.
- un uomo che mente per paura di retaliations, non è un uomo che 'piccino, cuccicuccì-cu, mi fa fin tenerezza". Non è un uomo. E' un essere di sesso maschile bugiardo. Che se mente sul bicchiere di vino, mente anche sulla location della sua lingua in una determinata sera d'inverno.
- andare in Irlanda per un anno può andare bene.
- Non farsi sentire, no.
- Parlare in modo entusiastico di altri ragazzi è sconsigliato
- Fare capire che voglia di tornare indietro è 0, non è il caso
- "Umpf" non è la risposta esatta a "ti amo".

--> risultato di tali comportamenti: cornuta e mazziata. Preso nota di quanto sopra, si applicano alla relazione successiva, con le seguenti conseguenze:

- Telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte e insicurezza cronica nei momenti di lontanza (la cosa bella, per chi non lo sapesse, è che mi ero scelta un irlandese d'irlanda mentre io ero ancora italiana d'italia)
- "Ti amo" a valanga e orge di paranoie per ogni risposta diversa da "anche io, tantissimo"
- Ragazzi io? Non ne conosco. Le mie amiche sono tutte donne. Gli uomini sono gay. Il resto fidanzati. La mancia, sfigati.
- "No amore, sei perfetto e ti amo per quello che sei con tutti i tuoi difettucci e se ti imploro di pulire la barba dal lavandino non è una critica a te, ma al lavandino barboso"...alla fine, nonostante la lesson learnt, le palle le ho rotte lo stesso.
- "Se menti ti mollo, anzi, ti ammazzo". (a parte "l'uno a uno palla al centro" da cui non c'era niente da imparare).

Finita: mollata e poi mollata e poi mollata e poi mazziata, ecco le utilissime LL della RELAZIONE 2:

- "I love you, but I am not in love with you" è una frase che dovrebbe essere bandita e punita dal codice penale con l'ergastolo. Di conseguenza, se uno te lo dice, ferma il primo taxi e scappa. lontano. per sempre.
- Se uno ti molla una volta, ti mollerà all'infinito.
- Se uno non ti ama, non ti amerà. E' già innamorato follemente. Di se stesso.
- L'impegno, la costanza, la fatica, la perseveranza, l'intelligenza, la sensibilità, la saggezza sono grandi qualità, ma non sono sufficienti in una coppia se concentrate in una persona sola.
- Tirare il carretto per due non una carriera, è schiavitù. Se te la scegli, te la meriti. E non c'è niente di eroico nello spingere qualcosa con destinazione nowhere. Sisifo insegna.
- La mamma ha sempre ragione. Ma non ascoltarla fa crescere. Corollario: la mamma c'è sempre e cerca sempre di non dirti "te l'avevo detto".

Tutte queste bellissime LL mi hanno portato a:
- piangere dopo due settimane di intensi amorosi scambi perchè sapevo che sarebbe finita. Dopo quattro mesi di amorosi scambi è finita davvero. Con orgoglio ho potuto affermare averlo saputo da almeno 3 mesi e mezzo.
- Dal "ti amo - umpf" e il "ti amo mille volte al giorno" sono passata alle seguenti conversazioni: 
   lui: "mi piaci", io "ma non mi ami, vero? Ahhh, non ti preoccupare, ci sono abituata, è bene saperlo così uno non si illude, lo apprezzo, davvero!"
   lui: "ti amo", io "non è vero, menti, non sai di cosa stai parlando, ma non ti preoccupare, ci sono abituata, è bene saperlo così uno non si illude, lo apprezzo, davvero!"
- Dopo 3 mesi: lui: "non so ancora se ti amo, ma so che mi piaci un sacco", io: "se non mi ami, non mi amerai. Informami. Ti do un mese".
- Non critico. Mollo.
- Io, il carretto, non lo tiro. So' mica scema!

I risultati, come si vede, sono stati catastrofici.

Le LL sono in realtà bagagli che ci portitamo appresso dalle relazioni precedenti e che mandano a carte quarantotto quelle nuove. I matematici mi daranno ragione se dico che la stessa formula non va bene per due problemi differenti. Quindi, dall'alto della mia nulla matematicità, affermo che le lezioni imparate in una relazione non sono applicabili a quella successiva. I segnali, i sospiri, le frasi che hanno preannunciato la catastrofica fine della prima non devono per forza essere i corvacci anche della seconda e, in ogni caso, poter dire "lo sapevo" non è una grande consolazione. Inoltre, il non combattere perchè tanto si è imparato che non funzionerà, il rendere le armi prima della battaglia non è dimostrazione di saggezza, ma sono preludio di una tempesta di "e se avessi..." che non servirà proprio a niente.

Il report del mio erasmus comincia così: " The suitcases are to heavy both for my arms and for my heart…I don’t want to leave!" poi delle valige mi sono dimenticata e ho cominciato da zero.

Foglio bianco. Ecco le vere lezioni:
- non c'è lezione o consapevolezza che possa salvare dal dolore
- l'unico modo onorevole in cui perdere una battaglia è morire. Quindi che si combatta fino alla fine senza risparmio di munizioni e poi, come what may!
- Zero è il solo modo per cominciare a contare. La re-virgination della mente e del cuore DEVE essere possibile anche senza Matlock.

Io non riesco ad applicarne nemmeno una. Ma sto imparando.

(Queste sono le LL dell'ultima catastrofica relazione, ma non ditelo a nessuno!)

...continua...
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categorie: me medesima, teorie strampalate, donne-du-du-du
martedì, 25 marzo 2008

Femmina statistica

E' indubbiamente inaccettabile, eppure bisogna ammettere la realta' e chiamare le cose con il loro nome. Sono una femmina statistica.
 
La femmina statistica e' quell'essere umano che esiste solo a causa dei giornali di moda, della sezione 'costume e societa', delle cronache rosa e, infine, delle comedie romantiche.
 
La femmina stastica ripiega sul cioccolato quando e' depressa, si ripromette di fare dieta/sport dopo le feste, non uscirebbe mai con uno perche' 'troppo bravo', si depila quando ha un nuovo fidanzato, si racconta frottole su quanto lo stronzo la ami e sfregerebbe con l'acido chiunque pesi mezzo grammo meno di lei. La femmina statistica arricchisce la Loreal "because you're worth it", è misura della grafica di qualsiasi prodotto e, se italiana, non si offende delle pubblicita' che la ritraggono o tettona mezza svestita o suorina che tutto quello che desidera e' pulire alla perfezione sotto l'orlo del cesso (anzi probabilmente le due cose insieme) del marito con la 24ore. La femmina statistica forgia anche i personagi di tutte le commedie romantiche. TUTTE. Ovviamente perche' i produttori sanno che chi va a vedere quei film sono solo le femmine statistiche.
 
La commedia romantica tipo ritrae una donna bella che e' o molto sicura di se stessa e fa un casino della sua vita ignorando il  proprio lato 'femminile' (qui inteso come dolce, sensibile e fragile), o e' insicura e imbranata e non riesce fare nulla della sua vita sfortunata; la sorte di entrambe queste femmine cambia solo quando compare il principe azzurro, che legge dentro il loro cuore e si fa strada sotto la spessa corazza o dona finalmete dignita' e sicurezza a quelle vite disperate.
 
La vita di una femmina statistica e' inutile fino a che L'UOMO non compare a salvarla, a prendersi cura di lei.
 
Ed ecco la confessione personale: questi film MI piacciono. Quando esco dal cinema dopo un gustoso lieto fine vestito di bianco, mi sento meglio. Perche'? Perche' le commedie romantiche a lieto fine danno l'illusione che la storia d'amore che abbiamo sempre sognato da quando ci hanno raccontato la favola di cenentola possa davvero esistere. Che il principe azzurro e' anche per noi dietro l'angolo e stara' a sentire le nostre seghe mentali, asciughera' le nostre lacrime, ci rincorrera' mentre scappiamo sul treno, ci portera' la colazione a letto dopo la prima notte d'amore, comprendera' i nostri silenzi, ci portera' a cena, e a teatro, e al cinema, e fuori nei week-end e, soprattutto, amera' la nostra personalita' e ci metera' in contatto con essa mostrandoci la vera via e vita (ometto verita' per motivi religiosi) trasformandoci in quello che eravamo destinate ad essere dal nostro primo vagito: sposate.
 
Il film che ho visto stasera (27 dresses) mi ha particolarmente scioccato: la protagonista era me.
 
Ok, non faccio la damigella d'onore di professione e non sono innamorata del mio capo, ma come lei non sono capace a dire di NO e mi occupo della pellaccia degli altri come se fosse la mia, anzi, meglio. La frase clue e' stata: "tu ti prendi tanto cura degli altri, ma chi si prende cura di te?". Ecco TUTTI i fidanzati hanno usato questa frase con me, TUTTI. K e' stato il primo:  "Little Marta (altri tempi...) takes care of everybody, but who's going to take care of little marta?". Little Marta ai tempi era davvero little, ma voleva fare quella grande e rispondeva orgogliosamente "Little marta will!", mentre in realta' sperava che K sarebbe stato quel principe salvifico.
 
Gli anni sono passati e, oltre a rendere i segni di una notte a ballare reggae su una barca ben visibili sulla mia faccia, mi hanno anche donato un po' piu' di esperienza e di confidence in me stessa. Ora SO che nessuno si prendera' cura di Marta (mai piu' little) se non Marta e che Marta e' quella meglio equipaggiata per prendersi cura di Marta.
 
Eppure...
 
Here I am. Uscita dal cinema con un sorriso ebete sulla faccia a pensare che, si, il principe may not be azzurro, ma e' sicuramente dietro l'angolo pronto ad accogliermi nelle sue calde braccia per dirmi che non mi devo preoccupare, che "everything is going to be ok",  ora che lui e' con me.
 
Nonostante la pluriennale esperienza mi abbia insegnato che un fidanzato e', piuttosto, una preoccupazione in piu', mi sono fatta infinocchiare: RIMANGO UNA FEMMINA STATISTICA.
 
E ora? Come si fa?
 
...
 
Chi mi salva dall'essere una femmina statistica? :-p      
 
Ok, just kidding ;-)
postato da martacci alle ore 18:11 | link | commenti
categorie: confessioni, teorie strampalate, donne-du-du-du
martedì, 25 marzo 2008

Io, per me, con 1 e mezzo ci sto bene

Qualche giorno fa ho letto sul blog della mia Lauretta, bimba adorata sta serenata etc etc, una citazione da un libro di Fabio Volo, in cui si spiegava come la storia delle due meta' fosse un'immonda minchiata e come per fare una coppia ci sia bisogno di essere in due, appunto 1+1=2. Io e la matematica siamo sempre state pessime amiche e per quanto io abbia sempre avvallato questo solido principio, ora mi trovo in disaccordo.

Quindi, caro Fabio, spiegami, se non lo fai "out of necessity" perche' mai dovresti sceglierti uno/a ed uno/a soli da metterti sul groppone tutta la vita, in scazzi, litigi, gravidanze, sindrome pre-mestruale, crisi di mezza eta', licenziamenti, menopause, mutui e chi piu' ne ha piu' ne metta? Dimmi Fabio, sii sincero, chi te lo fa fare?

Mi si dice che questo bostik infallibile (!?!) che tiene insieme gli 1+1 sia l'amore. Quel "+" e' un cuoricino rosa tra me e te che ci condannera' forever and ever all'ergastolo dell'amore. E io, caro Fabio, non ci credo.

Io, individuo completo che posso stare con te (ma anche no!), che so cavarmela da sola sempre e comunque, che non ho bisogno di nessun altro che non sia IO ME MEDESIMA, dovrei attaccarmi alla schiena un altro individuo che come me se la sa benissimo cavare da solo e, che io ci sia oppure no, gli cambia poco.

Bene Fabio, lascia che te lo dica, queste sono relazioni suicide. Al primo disaccordo, alla prima difficolta', alla prima gelida brezza che ti fa realizzare che questa relazione non sara' sempre facile, ma portera' prima o poi anche delle complicazioni, la persona sana e completa fa le valige, da' due baci sulle guance e s'invola. Fine del romance, titoli di coda.

L'amore e' volatile e volubile, come un gas: ti inebria, a volte ti intossica o ti soffoca, ma prima o poi, l'amore che fa tremare le ginocchia, si volatilizza. Nei migliori dei casi, lascia un caldo affetto; altre volte, invece, per la sua natura volubile, semplicemente cambia direzione, sceglie un nuovo destinatario.

E a quel punto fare 2-1=1 e' facilissimo. Basta una minchiata a caso scelta nel mazzo delle minchiate che facciamo tutti i giorni che l'equazione e' presto conclusa.

La storia delle meta' non mi convince nemmeno. Tanto per cominciare e' una teoria che non mi viene affatto conveniente e che a questo mondo esista qualcuno che possa incastrarsi con me come in un puzzle (altri tipi di incastri, sono assai piu' likely) mi sembra alquanto improbabile; inoltre l'idea che la mia felicita' possa dipendere dalla mia altra meta' e che questa altra meta' debba essere un uomo, mi manda in bestia e mi viene da andare in piazza a bruciare reggiseni urlando 'tremate tremate le streghe son tornate!". E poi, io, incompleta non mi ci sento...eppure...

EPPURE un compagno mi sarebbe utile. Mi verrebbe bene. Non per aggiustarmi la lavatrice o aprire il barattolo di conserva, ma per tutta una serie di attivita' ludiche e socialmente utili di cui non ho bisogno, ma di cui non mi dispiacerebbe nemmeno godere.

Ecco qui: quel "+" non e' fatto un bel cuoricino rosato, e' invece un sano senso utilitaristico. Ovviamente, piu' mi piace il compagno di giochi/vita/etc... piu' cresce il costo opportunita' del perderlo. E quindi si sta insieme. E quindi si superano le difficolta' secondo l'equazione "mi costa di piu' perdonargli la barba nel lavandino o stare senza di lui e barba nel lavandino?" finche' il bilancio sara' positivo si stara' insieme.

Il teorema dell'utilita' dello stare con qualcuno e' sostenuto dalla storia sociale europea. Quando la donna non lavorava, il costo opportunita' di perdere il marito era assai piu' alto e quindi i matrimoni duravano di piu'. Allo stesso modo quando il divorzio non era socialmente accettabile, il costo di lasciarsi aumentava esponenzialmente e quindi "Tesoro, non sto con te perche' ti amo, ho smesso long ago, ma mi vieni bene. Lasciarti sarebbe davvero troppa fatica e tutto sommato stiamo bene, di te mi fido, mi conosci, ti consco, etc, quindi, stiamo insieme per tutta la vita".

Il corollario al teorema e' che se si e' completi, se si e' 1+1=2 c'e' molto meno da perdere a lasciarsi, perche' tanto si ritrova sempre se stessi. Se invece a lasciarsi trovo solo la triste meta' di me, ci pensero' bene prima di farlo.

Da questo si avvince che le relazioni tra mezzi sono lunghe, tragiche e dolorose: 'lascio che tu me ne faccia di tutti i colori perche' e' sempre meglio che rimanere con la meta' di me!' Mentre quelle tre gli uni sono brevi e litigiose, sempre sull'orlo del burrone 'non ti va bene cosi'?? sai che c'e'?? io non ho bisogno di te!!'

E quindi? Quindi io per me, sceglierei quelle a 3/4 come i pinocchietti o le maniche delle camice alla moda. Essere a 3/4 e' vagamente fastidioso, ma di solito ci si fa l'abitune. I 3/4 si possono sempre tirare un po' per farci sentire quasi coperti. E poi non si fa fatica a fare spazio per una bella calza che copra il resto, o un bel braccialetto che adorni l'avambraccio nudo. Non se ne ha bisogno, ma ci sta bene. Ci fa sentire meglio.

Nel grande teorema dell'utilita' relazionale, i 3/4 mi sembrano l'equilibrio ottimale. Quello in cui tutti sono soddisfatti "che i maroni me li puoi anche fare girare, ma bada bene carino che la mia vita e' bella anche senza di te!", una blanda minaccia che ci fa restare in controllo senza dover accettare proprio tutto. So che mi perdonerai un po', ma non tutto, e visto che ti ritengo un valore aggiunto alla mia vita, staro' un po' attenta.

1 completo e finito restera' sempre 1, comunque lo accoppi, sara' solo nella sua completezza. 0.75 invece, si amalgamera' all'altro gentilmente, senza esserne annullato: acquisira' un modo di dire, un tic, un movimento, un interesse...quel pizzico di sale e quella buccia di limone grattuggiata che fanno la differenza in una buona torta.

E poi...a dividere 2 in 1 e 1 e' facile, con uno e mezzo, quasi ci vuole la calcolatrice!

;-)
postato da martacci alle ore 18:02 | link | commenti
categorie: me medesima, teorie strampalate, donne-du-du-du
martedì, 25 marzo 2008

Volevo fare finta di niente

e invece ne devo parlare.

Dell'utilita' sociale di San Valentino e del perche' e' una festa da celebrare il piu' degnamente possibile

Ho sempre vissuto nella convinzione che anche nei dogmi piu' odiosi ci fosse una ragione sociale. Gli esempi sono molteplici anche se spesso questi dogmi e tradizioni non sono stati in grado di stare al passo con i tempi diventando obsoleti e, in ultimo, solo odiosi e per niente utili.

Facciamo il caso della regola di non fare sesso prima del matrimonio. In tempi in cui il preservativo non esisteva e la sifilide era ben viva e vegeta, era una buona regola sociale. Non potendo le madri lavorare, era un buon modo di evitare ulteriore poverta', miseria e mortalita' infantile. Oggi, con l'uso del preservativo e un buon sistema di assistenza sociale, la regola ha meno senso sociale (non parlo di personale, che li', ognuno la vede come vuole). L'unica ragione sociale che ci vedrei ai giorni nostri sarebbe quella di tutelare gli impotenti, imbranati, non dotati, impuzzati, insomma, a tutti quelli sexually totally unattractive (assolutamente inscopabili!)  che si potrebbero cosi' sposare piu' facilmente. Insomma, ti sposi  osservando la regola della purezza e la prima notte di nozze scopri che  puf, non funziona. La  figata della regola e' che tu essendo vergine ti potresti anche fare convincere che e' normale e quindi, vissero per sempre casti e contenti.

San Valentino, al contrario, rimane UTILISSIMO!

In un mondo in cui essere single puo' essere tutto sommato piacevole, abbiamo bisogno che qualcuno ci ricordi che essere single non e' socialmente accettabile. Altro dogma questo ha molti validi motivi, soprattutto dal lato maschile. Al di la' della prolierazione della specie, spiegazione che non regge che questo pianeta lo calpestaimo gia' in troppi, ci sono altri benefici portati alla societa' dagli innamorati: sono felici, sorridenti, rilassati, concentrano il loro rancore su una persona sola, consumano meno alchool, meno droghe, hanno la pelle piu' bella, inquinano meno andando ovunque in due, risparmiano facendo crescere l'economia e investono in cose solide e durature. Gli scoppiati, invece, hanno l'umore che va sulle montagne russe, sono incazzati (se uomini), sono perennemente alla ricerca di un buco (se uomini) rendendo la controparte cinica, acida, scorbutica e con la sindrome pre-mestruale a 20 giorni dalle mestruazioni. Inoltre, spendono e spandono in cose inutili (se donne), mangiano schifezze "che fanno bene all'umore" (se donne) con gravi costi per la sanita' nazionale, si ubriacano, fanno uso di stupefacenti, porno, estetista e parrucchiera in proporzioni totalmente fuori dalla norma creando gravi squilibri nel mercato e potrei ancora andare avanti.

Quindi, essere single e' socialmente inacettabile, ma per fortuna.....tadaaaann!! C'e' San Valentino (SV)!

La festa e' strategicamente posta alla fine dell'inverno quando non se ne puo' proprio piu' di nulla. Il grigiore, la pioggia, il freddo, la nebbia, il buio etc ci hanno sfiniti. Abbiamo fatto feste, ci siamo ubriacati, abbiamo mangiato come dei maiali, ci siamo auto-regalati un sacco di cose, ma siamo sfiniti. Ed ecco che arriva SV insieme al primo sole! La citta' fiorisce di cuori, pupazzi, rose, musiche lente e dolcerrime ed ecco che li vedi OVUNQUE abbracciati, bacianti, ammiccanti, per mano, in groppa...non c'e' scampo! E in questo stato, invece che dare la colpa al freddo, alla nebbia etc etc, il single statistico si convince che la tristezza che sente inside e' che gli manca quel qualcuno a cui dire che SV e' una festa stupida, commerciale e intanto andare a comprare una rosa. E questo e' ottimo!! Perche' shortly after SV arriva la primavera! Ormoni a mille, maglioni che si levano, etc etc e quindi cosa c'e' di meglio che avere un branco di scoppiati che hanno deciso che la loro tristezza dipende, appunto, dall'essere single? La primavera e gli ormoni fanno il resto, garantendo alla societa' una nuova infornata di coppie fresche fresche, sobrie e senza rughe.

E' cosi' fu che anche SV ha diritto di esistere!

;-)
postato da martacci alle ore 17:58 | link | commenti
categorie: teorie strampalate, donne-du-du-du

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Utente: martacci
Chi sono? Quella che scrive per mettere un ponte sulle lontananze, e che ama troppo le lontananze per avvicinarle. Poi sono anche quella che cerca di realizzare i suoi obbiettivi. La stessa che a 15 anni ha detto che voleva, nell'ordine: vincere un oscar, il premio nobel per la pace, fare tre figli e scrivere un libro dopo la pensione. Ci sto lavorando. ;-)

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