confini immaginari

...tanto la riservatezza non è mai stata il mio forte...
lunedì, 22 dicembre 2008

Fuori luogo e fuori tempo

Fuori luogo perche' indubbiamente i confronti non si fanno.
Fuori tempo perche' dopo due mesi e' indubbiamente insensato farli.
Detto questo, non sto piu' nella pelle. Sono affetta da nominite acuta e da dubbi amletici se non ne parlo scoppio.

Cari amici vicini e, soprattutto lontani,e' giunta l'ora di presentarvi Henning, a.k.a. Mr 3mesiEmezzo . Il nuovo fidanzato, ça va sans dire!

La contingenza lo richiede, il cervellino bacato lo ha gia' fatto, la saggezza non torna utile e quindi voila'!

Tornata in Italia per un breve soggiorno Natalizio, mi trovo ad aggiornare amici e parenti sulla mia vita sentimentale e a dire esattamente le stesse cose dell'anno scorso:

a) si', mi vedo con qualcuno
b) si', mi piace molto
c) ci conosciamo da poco, ma promette bene
d) se le cose continuano cosi', l'anno prossimo per natale me lo porto dietro

L'anno scorso di questi tempi stavo con fidanzato R. Di cui ero innamorata tanto da perdere me stessa:  non mangiavo, non bevevo, non respiravo, non parlavo, non pensavo e non avevo significato se non in funzione sua.

Mi ruppe in cuore alla fine di gennaio dopo quattro mesi che a me sembrarono da favola, ma che vissi con l'ansia dell'inadeguatezza, che lui, mi dicevo, era troppo perfetto per essere vero.

E infatti non lo era.

Disse che gli piacevo, ma che non poteva innamorarsi. E io me ne andai passando i mesi successivi a temere di incontrarlo con una nuova fidanzata e a chiedermi se forse non avessi dovuto dargli piu' tempo.

Passai il Natale e il capodanno attaccata al cellulare, aspettando messaggi che non arrivavano, telefonate che non accadevano, conversazioni interrotte dal mio troppo amore e dalla sua indifferenza.

Ed ora eccomi qui. Con un nuovo fidanzato, vecchio di due mesi. A dirmi che NOnoNOnononoNO' (alla Tiziano Ferro, rit.!), non passero' un altro natale come quello dell'anno scorso. Che NOnoNOnononoNO' (rit.2!) con questo non finira' in tragedia come con l'altro.

O forse si'?

Ecco quindi che parte il confronto. Che le signorine navigate da relazioni struggenti quinquennali come i piani economici dell'Unione Sovietica, come la sottoscritta, sanno bene che i confronti non si fanno, che se si comincia a dubitare ci si tira la sfiga dietro da soli, che occorre scrollarsi di dosso le relazioni passate per accogliere in pieno quelle nuove etc etc etc.

Purtroppo la saggezza acquisita negli anni non e' mai servita a salvarmi dalle catastrofi, al massimo e' servita agli altri che hanno ricevuto tanti preziosissimi, quanto non richiesti, consigli. Ma a me, niente.

E quindi, invece che cospargermi il capo di cenere, il confronto lo faccio!

Mr 3mesiEmezzo (Mr3M&M) e' stato soprannominato cosi' perche' alla veneranda eta' di ventiquattro anni non ha mai avuto una relazione che durasse piu' di tre mesi. Il mezzo e' un bonus che gli ho aggiunto io per sfidare la sorte.

Mr3M&M NON e' irlandese e gia' in molti tirerete un sospiro di sollievo. Mr3M&M e' un mix tedesco-rumeno ed ha vissuto in giro per il mondo. In pakistan, in egitto, negli emirati arabi....e in tanti altri posti. E lui dice che no, non parla tante lingue, ma quando lo presento all'amica libanese le parla in Arabo e le chiede di correggergli la pronuncia, quando parla all'amica greca, lo fa in greco e poi ci tenta anche con un po' di italiano.

Mr3M&M fa il mio stesso lavoro, in un altro ufficio. Ama la musica, suona il piano, adora il cinema, gli piace leggere ed e' appassionato di storia militare.

Mr3M&M odia il disordine, ma ci vive in mezzo; ama pianificare, ma si lascia dominare dall'imprevisto; e' tedesco, ma si sente rumeno, e parla rumeno con accento straniero.

Come quello dell'anno scorso, Mr3M&M e' nato all'inizio di Dicembre. Come quello dell'anno scorso e' molto cool. Come quello dell'anno scorso, ha avuto cosi' tante signorine per le mani che gli fa fatica contarle. Come quello dell'anno scorso sa bene quello che sta facendo, sempre, e non c'e' sorriso o parola che non siano stati attentamente vagliati. Come quell'altro ha una migliore amica. Donna. Come quell'altro vuole una fidanzata intelligente. Come quello di prima e' indipendente e scanzonato.

Come quello dell'anno scorso, ama pattinare sul ghiaccio, fare giocolerie, ama il sarcasmo, le battute ad effetto, essere al centro dell'attenzione e avere l'ultima parola.

Come quello dell'anno scorso vive da solo, come con quello dell'anno scorso ci siamo scambiati le chiavi degli appartamenti. Come quello dell'anno scorso abbiamo detto "prendiamocela con calma", "non affrettiamo le cose" e una settimana dopo ero a pulirgli il bagno per renderlo marta-friendly. 

Come quello dell'anno scorso si stufa in fretta. Di tutto. Fidanzate incluse.

Inoltre, questo ha pure le aggravanti.

In giovine (!) eta' ha sperimentato tutto quello che si poteva sperimentare (e pur lasciando galoppare selvaggiamente la vostra fantasia, non sono sicura riuscirete a coprire l'intera lista!)

E poi e' talmente un buon bugiardo che non mi accorgerei mai di niente.

Ecco.

Visto l'elenco qui sopra e visto che, a un anno di distanza, mi sono nuovamente innamorata, troverei saggio mettervi in allerta, come si fa con la protezione civile, che qui, che vada bene o che vada male, c'e' in preparazione la tempesta perfetta!

Ad ogni modo, questo compare in casa mia a lavarmi i piatti perche' io esco tardi dal lavoro, pattina con me e non tre metri piu' avanti perche' lui e' troppo cool, cerca di farsi adottare i miei amici, di capire le mie incertezze e arginare i miei dubbi.

...e poi...

...non che io stia come l'anno scorso attaccata al cellulare, eh....ma da quando sono parita mi ha gia' mandato 6 messaggi (2 al giorno).

Alla stessa ora.

Secondo me si mette la sveglia per non dimenticarsi.

E' ovvio che tra innamorarsi e fidarsi ci sia una bella differenza.

ma

(e solo a livello anedottico)

questo dice "te iubesc"

 quello di prima no.
postato da martacci alle ore 17:42 | link | commenti (1)
categorie: confessioni, melensa come la melassa
domenica, 14 settembre 2008

La pelle degli altri

Spesso non ci rendiamo conto di quanto le nostre malelingue possano influenzare gli altri.

Rosso Malpelo era cattivo perchè tutti, con quei capelli rossi, si aspettavano che lo fosse e Ecca era una troia alcolista perchè tutti pensavano che lo fosse.

Rosso Malpelo esiste in letteratura, Ecca esiste nel libro delle memorie Brussellesi che mi porterò dietro. Che per quanto l'adolescenza sia lunga, non si può provare tutto e avere anche la decenza di sopravvivere, quindi certe esperienze bisogna accontentarsi di viverle sulla pelle degli altri.

Ecca conosceva tutti qui a Brux. Quando qualche nuovo stagiaire arrivava, i vecchi saggi gli consigliavano di andare a trovare Ecca, che lo avrebbe messo sulla giusta strada, fornito le giuste connessioni, le giuste amicizie e tutto il resto, al fine di integrarlo nella "EU bubble".

Ecca conosceva tutti e amava la gente, tutta, a parte i loro difetti: "Questo è fatto così e cosà, non che sia cattivo eh, ma bisogna conoscerlo", "di quest'altra invece non fidarti, le sono amica ma è una vacca egoista, è brava eh, ma non fidarti", "piccola e indifesa martacci, stai lontano da quello lì, che io e lui stiamo tutto il giorno assieme e gli voglio molto bene, ma è uno che le ragazze le vuole solo come accessorio da letto".

E io imparavo. Di questo mi fido, di quello no, questo è buono come amico, questo come fidanzato, questo come lavoro etc.

Io e Ecca eravamo spesso assieme e mi palava di suo papà, di quanto fosse fantastico, rispettato, ricco e famoso. Una vera celebrità locale. Mi diceva che ogni estate andavano in vacanza assieme su una barca a vela gigante con un certo numero di cabine e servitori di vario tipo. E voleva che andassi anche io.

Poi mi raccontava della sua vita, amori, avventure, studi e aborti. Due, questi ultimi. E di come nessuno della sua famiglia ne sapesse niente perchè suo padre era troppo orgoglioso di lei e non voleva dargli un dolore.

Con il tempo e i bicchieri della staffa al bar armeno, le confidenze cominciarono a diventare più terribili e discordanti. e io smisi di darci peso. Ogni nuova confidenza la prendevo con un "pinch of salt".

Ecca amava la gente, in generale, e gli uomini, in particolare. Specialmente quelli un pochino più vecchi e di successo, oppure quelli giovani, ambiziosi e arroganti. Arroganti, soprattutto.

I suoi fidanzati erano più che altro amanti. Lei, diceva, non era ancora pronta al matrimonio o alla storia seria, o forse erano gli uomini che non erano pronti a lei

In ogni caso, lei viveva le sue storie con un certo orgoglio e distacco. Con un certo "amore universale" che la rendeva amante per molti e amica di pochi. Molto pochi. Tre, per la precisione. Una dei tre, ero io.

Ecca era imbranata. Soprattutto quando aveva le mestruazioni. Una volta cadeva e si rompeva una costola, quella dopo si apriva un dito in due, quella dopo ancora si faceva male a un piede e molto altro.

Credevo che la vita di Ecca, sempre in the spotlight of the EU Bubble e allo stesso tempo con pochissime persone che si curavano veramente di lei, fosse frutto di una scelta. E io con le scelte degli altri non interferisco. Non son o brava a dire alla gente quello che deve o non deve fare, e se lei aveva deciso di vivere così, così sarebbe stato.

 

Ecca era anche una gran bevitrice e tante volte l'ho portata a casa non troppo sicura che non si frantumasse da qualche parte in casa propria.

Dopo qualche mese di mutue frequentazioni ho scoperto una cosa potentissima, qui a BXL: il rumor e il gossip. Mentre il gossip e trattato da tutti come tale (cose vere e non messe insieme al solo scopo di far apparire bene o male una certa persona), i rumors sono pericolosissimi.

I rumors sono un venticello, proprio come la calunnia di rossini: non si sa chi li mette in giro e ti si appiccicano addosso come l'afa di agosto (a Bologna, eh, mica qui!).

I rumors cominciano con "si dice che...." e dopo qualche mese di frequentazioni di Ecca, ho cominciato a sentire dire cose del tipo: "se vuoi una scopata facile, offri a Ecca un paio di birre e non ti preoccupare...". Si diceva anche non lavorasse molto e che avesse ottenuto l'impiego andando a letto il suo capo. Si diceva che bevesse troppo, che raccontasse balle e che di lei non ci si potesse fidare.

Io non aprivo bocca per combattere questi rumors, perchè pensavo che anche se veri, quei rumor dipingevano una persona che per un qualche motivo io rispettavo. E amavo. E sinceramente non sapevo che dire. Era vero che gli uomini nel suo letto erano numerosi, vero che beveva, vero che la sua incondizionata ammirazione per il suo capo faceva sorgere domande, vero che le storie che raccontava variavano a seconda del numero di bicchieri di vino, ma a mei lei piaceva.

Dopo l'estate, io mi trovai un fidanzato, che mi esplose il cervello e il cuore più di un kalashnikov. Persi cognizione dello spazio, del tempo e, colpevolmente, degli amici.

Quando la rividi era incinta. E ubriaca. E non sapeva chi fosse il padre. E non poteva nemmeno mentire, che non aveva idea di che colore potesse uscire. Urgeva un aborto, ma la scoperta era avvenuta un pochino tardi. E non si sapeva che fare.

Quando me lo disse, non sapevo come reagire.

"Come probabilmente hai notato, sono incinta."

"Congratulazioni?"

"Non proprio"

"Ok, Che si fa?"

"Non so, è un po' tardi."

"Il padre lo sa?"

"Non so chi sia il padre"

"Ok"

"um."

 

Improvvisamente per la EU Bubble era un giocattolo rotto. Ecca la facile (per gli altri), la donna forte che sapeva quello che voleva nonostante le voci degli altri (per me), era crollata.

E io cominciavo a chiedermi quanto lei avesse fatto il rumor, e quanto il rumor avesse fatto lei.

In quattro mesi non la vidi mai sobria. In quattro mesi non riuscii mai ad avere una spiegazione univoca di quello che stesse succedendo. La gravidanza divenne extrauterina e quindi sarebbe stata interrotta. E lei sarebbe andata da sola. Che la sua immagine di donna seria e morigerata nella sua casa alto borghese inglese  non doveva essere intaccata, mentre sperava che a BXL nessuno avesse notato niente.

Quando tornò dalla sua gita abortiva inglese, stava peggio di prima. Aveva dovuto dare alla luce il feto. Ed era stato terribile, mi urlava in mezzo al parco ubriaca: "Martacci, dimmi che ho fatto la cosa giusta!" Io non capivo più niente e non sapevo come aiutarla.

I rumors sulla sua relazione con il capo si facevano più insistenti e la moglie del capo si installò in ufficio. Lei, nelle sue continue ubriacature, mi giurava che non era vero, che sarebbe potuto accadere, ma che non aveva lasciato che fosse.

Lei stava perdendo il senso della realtà e di quali fossero state sue scelte e quali invece reazioni alle aspettative nei suoi confronti.

I rumors erano fuori controllo e lei una stella caduta.

Un giorno mi disse che non ne poteva più delle voci sul suo conto. Che non sapeva più se corrispondessero o no alla realtà. Chi fosse lei, cosa facesse, se fosse o no ancora incinta, chi fosse amico e chi no, che tenesse a lei e chi no, se fosse attraente o no. Niente, non si capiva più niente e non ci capiva più niente.

"Me ne vado" disse un giorno "vado a stare su un'isola."

E non la vidi più.

Oggi ho visto l'imbocco del cammino che lei ha preso. E non l'ho preso.

Lezioni:

1- BXL può essere crudele

2- Le bruciature sulla pelle degli altri, a volte, risparmiano la tua.

3- I rumors vanno amministrati con moltissima cura

Ora che vi ho depressi tutti, vado a nanna.

 

 

 

 

 

postato da martacci alle ore 23:55 | link | commenti (1)
categorie: confessioni, bruxelles, melensa come la melassa
lunedì, 28 luglio 2008

Veni, vedi, vici

Dopo una settimana di "vado/non vado" sospirati al vento, ho deciso di essere la donna che ho deciso che devo essere.

Visto che in questo frangente, scusate il francesismo, le palle mi mancano, me ne sono portata 4 extra, nella figura di due amici sgangherati che si sono prestati a farmi da trasporto per possibili fughe rocambolesche, spalla per conversazioni difficili, consiglieri per decisioni lampo e confidenti per le lacrime che rischiavano di appendermisi alle ciglia.

Sono andata al compleanno di amica danese, amico inglese e sconosciuto americano. Sono andata sapendo che ex-fidanzato R. che mi ha rotto il cuore (e le palle a tutti gli altri, visto che a 6 mesi di distanza ne parlo ancora) sarebbe arrivato.

Ci sono andata vestita di rosso, che per me e' il colore della guerra, della sfida, della passione e della felicita', insomma, di tutte le armi di cui avevo bisogno per affrontarlo. E l'ho fatto.

Ho balbettato, mi sono incartata in un paio di parole, ho ripetuto troppe volte quanto sto bene, ma ho superato la prova.  Nessun dolore. Tante emozioni, ma il dolore, non era tra quelle. Come ho spiegato all'amica Divina: 

Yes, R was there. We talked and while my brain was in good shape and realising we are not meant to be together, as we want opposite things, my heart was pounding, my legs felt as if they were made of ricotta and my hands were shaking.
No pain, though, just an overload of emotions.
He proved to be the usual arrogant little person by sending me a text wondering whether he had spoiled my evening by showing up, to which I have replied in a cold and polite way.
He is not for me, but he remains the sexiest and smartest man in town (by my standards, of course ;-) ).
I could not sleep at all and I have been dreaming about him since, but I feel it's like a bad fever, which it's finally wearing off.


Insomma, mi son cacata sotto, ma alla fine, nessuna lacrima, nessun dolore (volevo mettere il link alla canzone, ma youtube non ha nulla di decente in proposito!).

Oltre agli amici sgangherati che non mi hanno persa d'occhio un minuto e si sono fatti un giro dietro dietro le spalle dell'ex per chiedere se era tutto a posto, da segnalarsi e' la cooperazione comaresca con l'amica danese anche lei alle prese con un ex.

Il suo, di ex, si e' tenuto le chiavi del suo appartamento e lei e' ancora troppo innamorella e addolorata per avere la forza di andarsele a riprendere. Quindi, nessun problema, Martacci e le quattro palle, partono agguerriti alla volta del suo bar e tornano vincitori con le chiavi.

"Grazie!!" mi abbraccia lei con le lacrime agli occhi "come vorrei poter affrontare ex-fidanzato R. per te come tu hai fatto con me!"

E invece no, amica danese, certe cose vanno fatte in prima persona, vestiti di rosso, magari balbettanti che non importa quanto si trema, il trofeo della liberta' dalla paura, dell'indipendenza dal dolore vale ogni "sto bene" detto una volta di troppo, ogni piccola gaff che mostra il turbinio delle emozioni.

Che non siamo di ghiaccio, ma donne libere e indipendenti, senza dubbio.
postato da martacci alle ore 18:20 | link | commenti (6)
categorie: confessioni, me medesima, yuhu, melensa come la melassa
mercoledì, 23 luglio 2008

La Benetton in autobus

Come vi ho gia' raccontato qui, una delle bellezze di questa citta' dall'inverno perenne, e' la sua multiculturalita'.
Quando sono arrivata qui in vacanza studio nell'aprile del 2006, c'era il sole e faceva tiepido, per strada non sentivo due lingue che fossero le stesse e da romantica delle diversita' quale sono, mi innamorai perdutamente di questa insalata mista di razze, lingue e identita'.
Nel novembre del 2006 mi ero gia' disamorata. Bruxelles non e' casa, mi lamentavo, non ha un'identita' propria, inveivo, non ci si puo' integrare perche' non c'e' niente in cui integrarsi. Decisi che i brussellesi non esistevano, che era un'invenzione letteraria, anzi, filosofica, che un brussellese starebbe bene nell'epitaffio di kant: "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me e un brussellese affianco a me", ecco. Non esistono i belgi, figuriamoci i brussellesi! Io vallone, tu fiammingo e in mezzo la Commissione Europea. Bruxelles non esiste.
Quasi un anno dopo, sono ancora qui. Ho DUE amici che si definiscono belgi, benche' lo facciano per pura provocazione, la definizione rimane. Uno e' in realta' fiammingo, ma ha deciso che questo paese deve restare unito e quindi dice "Piacere, io sono belga" e l'altro dice di essere belga perche' ci metterebbe troppo a spiegare di dov'e': un quarto libanese, un quarto fiammingo e mezzo irlandese...insomma...Belga, dice lui.
Mi sono abituata a vedere fogge di sciarpe, pantaloni, tuniche, cappelli, barbe di tutti i tipi e di tutte le misure, facce dai colori indefinibili, miscugli di provenienze e millantati purismi e poi le lingue, cosi' tante e cosi' diverse e tutti un po' snob che, dicono, la lingua si porta dietro la cultura e la cultura l'identita', o viceversa.
Insomma, ho trovato la comunita' in cui integrarmi. Non la EU-bubble, come la chiamano qui, cioe' quella masnada di burocrati, squali e frati scalzi che ruota attorno alla EU, ma la non esistenza di bruxelles. Sono la controparte sestri levantina dell'immigrato siciliano di terza generazione. Sto qui, comincio a partecipare alle attvita' di quartiere, a non vergognarmi del mio accento quando parlo francese e, soprattutto, ad accettare che questa situazione non cambiera' . Non saro' mai piu' belga che italiana, come quando ero in Irlanda. Saro' sempre un'Italiana in belgio e saro' brussellese, ovvero, figlia di nessuno, orfana di identita' e sorella di mille.
Ecco.
Tutto questo per dire che la Benetton non ha inventato niente.
Sono convinta  che il sognor Benetton, un bel giorno, e' arrivato a bruxelles, si e' fatto un giro per St Josse, Molenbeek, Matonge e Schaerbeek e ha deciso di prendere gente a caso e di infilarla nelle pubblicita'.
L'epifania l'ho avuta ieri sera sull'autobus.

Ero seduta affianco ad un arabone con la tunica e la barbona. Poco distante, c'era una famiglia di colore. Papa' (bello come il sole, per altro), mamma e bambinetta di un paio d'anni bellissima.
La bimba piange.
Salgono sull'autobus mamma e bambina seienne bianca, vestita di rosa e si sistemano vicino alla famigliola nera. La seienne guarda la duenne. La duenne smette di piangere e s'incanta a guardare la seienne. La duenne allunga la mano a prendere quella della seienne. La seienne accarezza la mano della duenne e l'amore sboccia.
Dopo qualche minuto di sorrisi e mani intrecciate si liberano due sedili e mamma bianca e figlia bianca e rosa vanno a sedersi. La seienne abbandona la duenne a malincuore e dice "mamma, me la compri una sorellina?", la mamma sorride "ne parliamo poi a casa con papa' e vediamo cosa ne pensa". La seienne guarda la duenne con fare pensieroso e poi aggiunge "pero' la voglio come lei!" e indica la duenne.
Io e il barbuto arabone seduto di fianco a me ci guardiamo inteneriti e ce la ridiamo (e ve lo giuro che ha pure prodotto un sospiro e un cigolio di ovaie con occhi luccicosi!), mentre la mamma dice "proveremo a parlare a papa' anche di questo".

Tutte le dieci persone rimaste sull'autobus si sono fatte una risata e io sono scesa.

Bruxelles, a volte, e' proprio bella.
postato da martacci alle ore 19:04 | link | commenti (1)
categorie: storie, bruxelles, melensa come la melassa

Chi sono

Utente: martacci
Chi sono? Quella che scrive per mettere un ponte sulle lontananze, e che ama troppo le lontananze per avvicinarle. Poi sono anche quella che cerca di realizzare i suoi obbiettivi. La stessa che a 15 anni ha detto che voleva, nell'ordine: vincere un oscar, il premio nobel per la pace, fare tre figli e scrivere un libro dopo la pensione. Ci sto lavorando. ;-)

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